Barenboim & Aida at La Scala on June 20, 2009

🙂 Italy-Belcanto > Barenboim and La Scala > Barenboim Loves Chorus of ‘BUUUUU’ from La Scala’s Die-Hard Loggionisti!!!
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(Updated on JUNE 22, 2009)
JIWON:
What a terrific Loggioni…
HOWEVER… IF…
If there is NOTHING wrong with the poor singer’s performance or Barenboim’s ‘Art-of-Conducting’, we’ll see. *.^

Please check
🙂 From Italy-Belcanto > Barenboim and La Scala > Stephane Lissner and La Scala
🙂 Lissner-Scandal: Roberto Alagna on Dec 10, 2006

1. http://lavocedelloggione.splinder.com/post/20800389 Jun 20, 2009 (EN)
2. No Time to search for Italian Blogs.

(Updated on JUNE 23, 2009)
I read EVERYTHING in order to understand NOTHING. So… did they ‘BUUUUUUUU’ to disagree with dying Zeffirelli or dying Barenboim or lazy/untalented Singers (plural) or lazy/untalented Singer (singular)? Can’t they make it SIMPLER? *.*

I remember that Roberto Alagna couldn’t accept ‘BUUUUU’ because he felt that its reason was purely not against the VOICES or his poor(?) performance but rather against something another.

What seems clear here is that Barenboim’s voices were not even and La Scala’s Lissner doesn’t know it.

http://www.teatroallascala.org/en/stagioni/2008_2009/opera-e-balletto/aida.html
Direttore: Daniel Barenboim
Regia e scene: Franco Zeffirelli
Costumi: Maurizio Millenotti
Coreografia: Vladimir Vassiliev
Personaggi: Interpreti
Aida: Maria José Siri (20 giugno) / Manon Feubel / Violeta Urmana
Amneris: Anna Smirnova (20 giugno) / Luciana D’Intino
Radamès: Walter Fraccaro (20 giugno) / Salvatore Licitra
Ramfis: Giorgio Giuseppini (20 giugno) / Giacomo Prestia
Il Re (The King): Carlo Cigni (20 giugno) Marco Spotti
Amonasro: Juan Pons
Messaggero (The Messenger): Antonello Ceron (20 giugno) / Ki Hyun Kim
Sacerdotessa (The Priestess): Chiara Martini / Sae Kyung Rim (20 giugno)

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CRITICS-5

Daniel Barenboim muy criticado en La Scala por la dirección de Aída Jul 2, 2009 / By Reporter del Espectáculo.com
JIWON:
Milán,Elmundo.es? What the hell is this Spanish Media doing in Milan? They’d better listen to how their Spanish National Orchestras have been operated under WHO and HOW and WHY. They’d better write about THEIR Spanish Music. SIC!.

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CRITICS-4

Il guerriero Barenboim e il vincitore Zeffirelli Jun 23, 2009 / By Libero-News.it, Giovanni Gavazzeni
The warrior and the winner Barenboim Zeffirelli

Giuseppe Verdi a chi gli domandava quale opera preferisse fra le ultime nate, “Don Carlo” (1867) e “Aida” (1871) – dilemma insolubile per qualunque ammiratore del suo genio che rifulge in entrambe le opere maestoso e potente – indicava una preferenza per la maggiore “teatralità” di “Aida”.
Giuseppe Verdi who wondered what the preferred work between the last born, “Don Carlo” (1867) and “Aida” (1871) – insoluble dilemma for any admirer of his genius that shines in both majestic and powerful works – indicated a preference for more “drama” of “Aida.”

E quest’aspetto, la “teatralità”, spesso minimizzato o frainteso come nemico di quell’Impegno che per anni è stato quasi l’unico e indiscusso metro di valore, è emerso pienamente nella ripresa del capolavoro verdiano firmata da Franco Zeffirelli (regia e scene) e Maurizio Millenotti (costumi) per il Teatro alla Scala. Proprio nella Sala del Piermarini Zeffirelli realizzò nel 1963 una versione di storica bellezza, avvalendosi della collaborazione per le scene e i costumi di Lila De Nobili (spettacolo incantatore di cui abbiamo dato conto nel dicembre passato per la ripresa al Teatro Massimo di Palermo, dove il regista fiorentino è stato festeggiato più di Radamès nel trionfo del secondo atto).
And this, the “theatricality”, often minimized or misunderstood as an enemy of that commitment, which for years was almost the sole and undisputed meter value is fully revealed in the resumption of the Verdi masterpiece signed by Franco Zeffirelli (director and scene) and Maurizio Millenotti (costumes) for the Teatro alla Scala. Just in the Sala del Piermarini Zeffirelli produced in 1963 a version of historic beauty, with the assistance of the scenery and costumes by Lila de Nobili (magician show that we have given this in the past December for the resumption of the Teatro Massimo in Palermo, where the director Florence has been celebrated more than Radamès triumph in the second act).

Premessa necessaria, perché il confronto e le analogie fra le due versioni stabilisce il percorso evolutivo, aiuta a comprendere come il celebre regista non si sia mai fermato nello studio, nel ripensamento e nelle modifiche anche dopo avere realizzato quello che ad altri non occorre in una vita. La lezione dell’“Aida” sta nel non esaurire mai le possibilità interpretative – cosa che accade solo ai capolavori – c’è sempre quel qualcosa di “aperto” che rende vivo e vitale il melodramma.
Prerequisite, because the comparison and similarities between the two versions out the path of evolution, it helps to understand how the famous director has not ever stopped the study in rethinking and changes even after what they have done to others it is not necessary in a life. The lesson of ‘Aida’ is not never exhaust the possibilities of interpretation – which happens only to the masterpieces – There is always something that “open” which makes it alive and vital melodrama.

Questo non vale per i gazzettieri odierni che giudicano tutto in funzione della trasgressione e di quello che loro marchiano come il “nuovo”. Davanti alla fastosa iridescenza di metalli e gemme preziose delle scene pubbliche (sala del palazzo del Re e scena del trionfo) le cornee possono rimanere impressionate, ma le parti sublimi sono il quadro del Nilo (terzo atto) e il duetto finale (quarto atto) con l’innalzamento del palcoscenico a rivelare la tomba dove Aida e Radamès seppelliscono il loro amore, una cripta semplice e severa come un bassorilievo, misteriosa e arcana come una catacomba. Purtroppo la bellezza di “Aida” si esauriva nella parte visiva, non potendo dire altrettanto per la parte musicale. E sul podio c’era Daniel Barenboim, ma se la sua presenza non l’avessimo constata direttamente, non ne avremmo trovato traccia nel risultato esecutivo. Ci scusino le signore Maria José Siri (Aida) e Anna Smirnova (Amneris) se dobbiamo riferire che non abbiamo compreso una parola del conflitto fra la schiava etiope e la figlia dei Faraoni.
This does not apply to the current gazzettieri deemed all depending on the offense and what they mark as the “new”. In front of the magnificent iridescence of precious metals and gems of the public scene (room of the palace of the King and the scene of triumph) the cornea may remain exposed, but the parties are the sublime part of the Nile (third place) and the duet final (fourth place) with raising of the stage to reveal the tomb where Aida and Radamès bury their love, a crypt simple and severe as a bas-relief, the mysterious and arcane as a catacomb. Unfortunately, the beauty of “Aida” runs out at the visual, we can not say the same for the music. And on the podium was Daniel Barenboim, but if his presence we had not found directly, we would find no trace in the result enforceable. There scusino Ms Maria José Siri (Aida) and Anna Smirnova (Amneris) if we have to report that we have not understood a word of the conflict between the Ethiopian slave girl and daughter of the Pharaohs.

E qui non c’entrano i capricci della sorte, si tratta di dizione, o come ci hanno insegnato i nostri maestri, di fonazione articolata. Altro discorso vale per il reparto maschile. Il tenore Walter Fraccaro (Radamès) è chiaro nella dizione, ma ci è apparso intimorito più del necessario di essere l’oggetto del contendere fra le due donne. Comprensibile che pensasse, da vero condottiero, al trono vicino al sol, cui, per la cronaca, si aggrappava nella temuta nota acuta alla fine della celeberrima “Celeste Aida”. Ma per il resto? Nel clima descritto le prestazioni di Giorgio Giuseppini (Ramfis) e Carlo Cigni (Il Re) sono apparse degne. Il baritono Juan Pons (Amonasro) in un ruolo da lui frequentato per tutta una carriera ha cantato da par suo.
And do not come into the whims of fate, this condition, or as we have taught our teachers, speech articulated. More goes to the male ward. The tenor Walter Fraccaro (Radamès) is clear in diction, but there has appeared frightened more than necessary to be the subject of dispute between two women. Understandable that he thought, as a true leader, to the throne next to the sol, which, for the record, is clinging to the dreaded acute note at the end of the famous “Celeste Aida.” But for the rest? In the climate described the performance of George Giuseppini (Ramfis) and Charles Swan (The King) appeared worthy. The baritone Juan Pons (Amonasro) in a role which he attended for a career he has sung for his par.

Dimenticabili le prestazioni tersicoree. Purtroppo si sono dimenticati che l’autore – e si tratta ricordiamocelo di Giuseppe Verdi – a tutta la parte finale dell’opera ha dedicato un’attenzione straordinaria alle dinamiche. Chiariamo. L’aria che viene a mancare ai due protagonisti si traduce in un’inarrivabile gradazione dei “pianissimo” che conduce alla morte. Dalle parti alte della sala (per intenderci nel loggione) qualcuno, come sempre, conosce le opere. Nel nostro caso la “Aida” di Giuseppe Verdi.
Forget performance tersicoree. Unfortunately we have forgotten that the author – and this is ricordiamocelo by Giuseppe Verdi – all in the final part of the extraordinary attention devoted to the dynamics. Clarify. The air is lost to the two protagonists is reflected in the grading un’inarrivabile “pianissimo” that leads to death. By the high room (for instance in the gallery) someone, as always, knows what works. In our case the “Aida” by Giuseppe Verdi.

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CRITICS-3

Che cafoni i loggionisti della Scala Jun 22, 2009 / By Affaritaliani.it, Angelo Maria Perrino
Cafone that the galleries of the Scala

Non son d’accordo con Alberto Mattioli che sulla prima pagina de La Stampa di oggi, nel suo commento intitolato “Barenboim alla guerra della Scala” racconta dei fischi e dei ‘buu’ rivolti dal loggione agli artisti dell’Aida e conclude dicendo: “E comunque che spasso, le gazzarre all’opera”. Non son d’accordo perché trovo quelle manifestazioni di disapprovazione grevi, ineducate, sopra le righe e fuori posto.
I’m not agree with that Alberto Mattioli on the front page of La Stampa today, in his commentary entitled “Barenboim at La Scala War” tells of the whistles and ‘buu’ directed by gallery artists dell’Aida and concludes by saying: ” And that walk, to the the Official. “I’m not agree because I find those expressions of disapproval Greve, ineducate, over the top and out of place.

Io c’ero. E avvertivo un’atmosfera dolcissima in quel momento intorno agli artisti. E ho sofferto come uno strappo, uno sfregio l’irruzione di quei versi animaleschi in uno dei passaggi più tenui e delicati dell’opera di Verdi. Che nella versione diretta da Daniel Barenboim è particolarmente intima e drammatica, elegante e rifinita (come ha osservato Enrico Giradi sul Corriere della Sera). E sono ‘buu’ che fulminano la povera Maria Josè Siri, nel suo ruolo chiave di Amneris su cui si basa uno dei poli dialettici dell’opera.
Io c’ero. It felt a gentle at that time around the artists. And as I suffered a tear, the slash an irruption of those verses animal in one of the most delicate and sensitive work of Verdi. As that conducted by Daniel Barenboim is particularly dramatic and intimate, elegant and refined (as noted by Henry Giradi in Corriere della Sera). And I ‘buu’ that the poor fulminates Maria Jose Siri, in his role of Amneris upon which one of the poles of the dialectic.

Si può apprezzare o meno la sua performance (e io l’ho apprezzata), ma non si può trascendere a gorgoglii da stadio nel tempio della musica dove il silenzio è di rigore e anche i colpi di tosse sono sgraditi. So bene che le reazioni del Loggione sono spesso le più temute e autorevoli. So bene che la storia della lirica è piena di contrapposizioni frontali. Ma un conto è esprimere il dissenso (e ci sono mille modi per farlo, ma in maniera composta e civile), altro è lo sghignazzo goliardico o da osteria durante l’esecuzione, che fulmina l’artista nel pieno del suo sforzo e ne mortifica mesi e mesi di preparazione.
You can appreciate or not his performance (and I appreciated), but we can not transcend a gurgling from the stadium in the temple of music where the silence is a must and even the coughing are unwelcome. I know that the reactions of the Gallery are often the most feared and respected. I know that the history of opera is full of contradictions front. But it is one thing to express disagreement (and there are a thousand ways to do it, but in a composed and civil), another is the sneer goliardic or tavern during the performance, the artist that lightning in the midst of his effort and it grieves months and months of preparation.

In nessuna rappresentazione artistica e spettacolare, neanche la più scalcagnata, viene tollerato un modo così diretto di interrompere e urlare, in un processo che sembra un linciaggio. Sicchè cari loggionisti, aspettate sempre la fine dell’opera, anzitutto. E poi dissentite in modo elegante e civile. Non siamo più nei teatri dei tempi di Verdi, rispettiamo le professionalità degli artisti e siamo più tolleranti verso chi si mette in gioco su un palcoscenico. Davanti ai nostri occhi annoiati, in poltrona. Frizzi, lazzi e schiamazzi lasciamoli a casa.
In any artistic representation and spectacular, not even the most scalcagnata, is tolerated as a direct way to stop and yell, in a process that appears to be a lynching. So dear galleries, always expect the end of the first. And then disagree so elegant and civil. We are no longer in the theaters of the time of Verdi, we respect the professionalism of the artists and we are more tolerant towards those who put in play on a stage. Before our eyes bored, on a sofa. Frizzi, jokes and crowds Let us leave at home.

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CRITICS-2

Barenboim alla guerra della Scala Jun 22, 2009 / By La Stampa, ALBERTO MATTIOLI
NO NEED TO READ THIS GUY, and he knows why…
DELETED…
NO NEED TO READ THIS GUY, and he knows why…

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CRITICS-1

Barenboim fischiato, l’Aida non convince Jun 22, 2009 / By Il Giomale, Antonio Lodetti
Barenboim booed, the Aida is unconvincing
(…) Nomads… Danilo Sacco… Augusto Daolio… Dante Pergreffi… Daniel was in great shape… Caserta… Allman Brothers or Lynyrd Skynyrd… Carletti… Sdebitarsi

(JIWON: What the hell are they talking about?)

Scala, «Aida» controcorrente: Barenboim affronta il loggione Jiugno 22, 2009 / By Corriere della Sera, Enrico Girardi
Walter Fraccaro è un Radames indisciplinato e Anna Smirnova ha voce disomogenea
Qualche fischio per il direttore, che esce solo come a sfidare i pochi dis­senzienti. Molti applausi
Scale, ‘Aida’ counter: Barenboim tackles the gallery
Walter Fraccaro Radames is an undisciplined and Anna Smirnova item has uneven
Some whistle to the director, leaving only a few dissenting challenge. Many applause

MILANO — Zeffirelli alla Scala, a Roma la Fura del Baus. Più che un paradosso in forma di chiasmo, sembra uno scherzo del destino. In ogni caso anche Aida a Mila¬no, come Le grand macabre al Teatro dell’opera, va in sce¬na in un clima nervoso; a leg¬gere le parole in libertà dei blog dei melomani, persino minaccioso. Non per Zeffirel¬li, la cui messinscena ipertro¬fica e superaccessoriata il pubblico ha già cercato di di¬gerire più di due anni fa (era lo spettacolo inaugurale del¬la stagione 2006-07, diretto da Chailly), ma per la direzio¬ne di Daniel Barenboim: il primo Verdi alla Scala di co¬lui che un frusto luogo comu¬ne dipinge principe wagne¬riano estraneo alla tradizione melodrammatica. Il che, per certi versi, è an¬che vero. Per scelta consape¬vole.
MILAN – Zeffirelli at La Scala, in Rome the Fura del Baus. Rather than a paradox in the form of chiasm, it seems a twist of fate. In any case, Aida at Mila ¬ no, as the grand theater of the macabre, it is in na ¬ ing in a nervous, a leg ¬ tion in the words of freedom of music blogs, even threatening. Not for Zeffirel ¬ li, whose staging ipertro ¬ tion and superaccessoriata the public has already tried to ¬ gerire more than two years ago (it was the spectacle of ¬ the inaugural 2006-07 season, directed by Chailly), but for the direction ¬ ne of Daniel Barenboim, the first at La Scala of Verdi co ¬ whips him that a place comu ¬ ne ¬ paints Prince wagne Riano outside traditional melodramatic. Which, in some ways, it is true that an ¬. ¬ conscious choice to vole.

Perché l’Aida che Ba¬renboim ha diretto è un’Aida un bel po’ diversa da quella stratificatasi nelle orecchie: una Aida che può non piace¬re e che difatti non è piaciuta a un piccolo gruppo di log¬gionisti, le cui disapprovazio¬ni sono state presto tacitate dal volume dei consensi e dall’atteggiamento del mae¬stro stesso, uscito solo al pro¬scenio come a sfidare i dis¬senzienti con l’eloquenza di uno sguardo. Il suono è pa¬stoso, il legato inimitabile, i fraseggi ricercati ed eleganti, i tempi commisurati al suo¬no. Ma dove si coglie la diver¬sità della sua Aida è nel gra¬do di intensità drammatica e di intimismo, nell’eleganza sinfonica del passo, nella rifi¬nitura dei fraseggi: persino la celeberrima perorazione di trombe nella marcia trion¬fale si guarda dalla retorica attraverso la cesellatura di co¬lori e dinamiche. Né si trova un accompagnamento che non sia congruo a tal dise¬gno.
Why is that Aida Ba ¬ renboim has direct un’Aida a lot ‘stratificatasi different from that in the ears: an Aida that can ¬ not like kings and that fact is not like a small group of log ¬ gionisti, whose ¬ ni disapprovazio were soon silence the volume of consents and the attitude of mae stro ¬ himself, only to release pro ¬ scene as to challenge the dis ¬ sentient with the eloquence of a look. The sound is pa ¬ costly, the inimitable linked, the inquiry and elegant phrasing, timing commensurate to his ¬ no. But where it takes the diver ¬ sity of Aida is in the gra ¬ do dramatic intensity and emotionalism, nell’eleganza symphonic step in refinancing ¬ ply of phrasing: even the famous peroration of trumpets in the march trion ¬ fale watching by chasing through the rhetoric of co ¬ values and dynamics. Nor is the reader who is not reasonable for this dise ¬ sign.

A dirla tutta è una Aida bellissima ma con due ma. Il primo è che non tutta l’opera giunge rifinita come si pote¬va. Terzo e quart’atto sono meravigliosi; il primo e il se¬condo sono sorprendenti ma non privi di sbavature: due o tre prove in più non avrebbe¬ro guastato. Il secondo è che il cast non è adeguato all’am¬bizione del disegno interpre¬tativo. Salvo il nervosismo iniziale, Maria José Siri è una protagonista molto musicale e Juan Pons un Amonasro di classe, ma Walter Fraccaro è un Radames indisciplinato con problemi, neanche di fra¬seggio, di solfeggio, e Anna Smirnova una Amneris con voce piccola e disomogenea. Impareggiabile, invece, co¬me sempre, il coro istruito da Bruno Casoni.
To say it is a beautiful but with Aida, but two. The first is that not all the work finished as it comes pote ¬ va. Third and quart’atto are wonderful, the first and se ¬ condo are surprising but not without smears: two or three more tests would not have spoiled ¬ ro. The second is that the cast is not appropriate to a design of bizione ¬ ¬ tive interpretation. Unless the initial nervousness, Maria José Siri it a very musical and Juan Pons Amonasro a class, but Walter Fraccaro is an undisciplined Radames with problems, either between ¬ seat of solfeggio and Anna Smirnova Amneris with a voice small and uneven . Unparalleled, however, co ¬ me always, the choir trained by Bruno Casoni.

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REPORT

La Scala di Milano: torna ‘L’Aida’ di Zeffirelli e commuove L’Unione Sarda – ‎20/giu/2009‎
La Scala in Milan back ‘L’Aida’ to Zeffirelli and commuove
Stavolta a dirigere non è stato Riccardo Chailly, ma la bacchetta di Daniel Barenboim, maestro argentino-israeliano che giorni fa ha confessato il sogno di …
MODA: IN PASSERELLA A MILANO COLLEZIONI UOMO PER SFIDARE CRISI AGI – Agenzia Giornalistica Italia – ‎20/giu/2009‎
FASHION IN MILAN COLLECTIONS PASSERELLE A MAN FOR CRISIS CHALLENGES
Stasera, in piazza Scala, mentre all’interno del teatro debutta l’Aida di Verdi per la prima volta diretta da Daniel Barenboim, e’ stata allestita una …
SCALA: DAL 20 GIUGNO TORNA L’AIDA DI VERDI AGI – Agenzia Giornalistica Italia – ‎18/giu/2009‎
SCALE: FROM 20 JUNE TO BACK THE AIDA VERDI
Sul podio questa volta ci sara’ pero’ Daniel Barenboim, che si sforza di “concentrarsi sul lavoro interiore” senza volere esprimere giudizi troppo severi su …
DA SABATO TORNA L’AIDA ALLA SCALA City – ‎16/giu/2009‎
BACK TO SATURDAY The AIDA ALLA SCALA
Daniel Barenboim dirige l’opera per definizione, perfetta dalla prima nota all’ultima, pur nella varietà di esotismi, eroismi, cori, marce e danze moresche. …

Scala: “Buu” Per Barenboim, Sua Aida Non Piace a Tutti Jun 20, 2009 / By it.notizie.yahoo
SCALA: “BUU” PER BARENBOIM, AIDA NON PIACE A TUTTI Jun 20, 2009 / By AGI
(AGI) – Milano, 20 giu. – L’Aida versione Berenboim non piace a tutti: alla fine dell’opera verdiana, dopo i primi calorosi applausi agli artisti nelle uscite in proscenio, quando con loro e’ uscito anche il maestro israelo/argentino dal loggione un coro di “buu” ha per un momento sovrastato gli applausi. Il maestro non si e’ lasciato intimorire ed e’ uscito una seconda volta, solo, sul proscenio, sfidando i fischi e accogliendo a braccia aperte anche i molti applausi e le acclamazioni. Daniel Barenboim ha diretto per la prima volta alla Scala l’opera di Verdi in maniera meno tradizionale rispetto a quella a cui e’ abituato il pubblico milanese. In scena, pero’, era stato ripreso lo sfarzoso allestimento voluto dal regista Franco Zeffirelli per il 7 dicembre del 2006. Lo scontento del loggione riguarda anche la scelta del cast per il debutto: Aida era l’uruguaiana Maria Jose’ Siri, originariamente destinata a essere una riserva di Violeta Urmana, mentre Radames era Walter Fraccaro e Amonasro un piu’ potente Juan Pons. Ma gli unici fischi a scena aperta sono stati per Anna Smirnova, che evidentemente non ha convinto tutti nel ruolo di Amneris. .
The Aida version Berenboim not please everyone: by the end of Verdi, after the first warm applause to the artists in the outputs in proscenium, and when with their ‘out the maestro Israeli / Argentinean gallery by a chorus of “buu” has for a time dominated the applause. The teacher has not ‘left frightened and’ out a second time, only on the proscenium, defying the boos and welcoming with open arms even the most applause and cheers. Daniel Barenboim has directed for the first time at La Scala of Verdi’s work in a less traditional than that and ‘the public accustomed Milan. On stage, pero ‘, was taken over the sumptuous staging by the director wanted Franco Zeffirelli to December 7th of 2006. The discontent of the gallery is also the choice of cast for the debut: Aida was the Uruguayan Jose Maria ‘Siri, originally intended to be a reserve of Violeta Urmana, while Radames was Walter Fraccaro Amonasro and a more’ powerful Juan Pons. But the only boos at the scene were open for Anna Smirnova, which obviously has not convinced everyone in the role of Amneris.

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STUFF TO STUDY

È sempre tempo di Aida Jun 20, 2009 / By Il Giornale, Elsa Airoldi
Oro, incenso e mirra. Profumo di egittologia. Scala infiammata di passione. Dopo tante colte digressioni internazionali si torna al grande repertorio italiano con il titolo dei titoli: Aida («prima» stasera, ore 20).
L’evento diventa di punta anche per la presenza di Daniel Barenboim. Un nome, a dire il vero, che l’inconscio collettivo lega soprattutto a Wagner, riconoscendo piuttosto in Riccardo Muti «la» bacchetta per Verdi. Ma appunto Barenboim è Barenboim, uno che ha approfondito tutto ciò che incontrava sulla sua strada. Superfluo dunque chiedergli se ha già diretto Aida. Ovviamente si. L’ultima volta due mesi fa all’Unter den Linden di Berlino e la prima sempre a Berlino, naturalmente Ovest, nell’82 con Pavarotti.
Il tenore che l’ha stregato per la bellezza della voce, la sillabazione, il rigore. Lo slancio latino, che è «assai diverso da quello anglosassone». L’artista che gli ha fatto capire come anche in Verdi libretto e suono della parola siano fondamentali. Mentre si dice grato all’intellettuale Edward Said per quel capitolo su Aida in «Cultura e integralismo» che racconta la minuziosa preparazione di Verdi per quest’opera che non va liquidata come esempio di falso esotismo ma analizzata battuta dopo battuta.
In fondo Radames e Tristano sono psicologicamente imparentati, e persino il finale di Aida ricorda il Liebestod di quell’opera wagneriana. Insomma, musica importante, taglio introspettivo da opera da camera. Poi il direttore si interrompe: «Non voglio che si finisca col dire che per la testa ho solo Wagner».
Alla fine delle recite scaligere Barenboim porta Aida in alcune città chiave della sua vita: «In primis Tel Aviv, che compie cento anni: è la città dove ho studiato e dove nel Cinquanta ho visto Aida per la prima volta». In un teatro non-teatro, con cantanti messi assieme come si poteva, impegnati ciascuno nella propria lingua. Aida in italiano, Radames in israeliano. L’Aida che va in Israele et ultra con le masse scaligere non è la stessa di questa sera ma quella del Sessanta, sempre Zeffirelli. Problemi tecnici. Con lei il Requiem di Verdi. Per questione di tempo, Barenboim salirà sul podio dell’Aida israeliana solo due volte. E ancora per mancanza di tempo (il maestro voleva una nuova Tosca), l’Aida di questa sera è un ripresa dal 2006. Quella che tanto fece discutere per la spettacolarità di Zeffirelli e per la fuga di Radames (Alagna) subito dopo il «Celeste Aida» della seconda recita. Barenboim, che non gradisce l’allestimento, dice di viverlo come se avesse affittato una appartamento ammobiliato. Ne sopporta gli arredi e si limita alla musica. Dunque Aida (Il Cairo, 1871). Snobbata e bella, popolare e raffinata, monumentale e intima. Esotica sebbene scritta tra pile di carte, sul tavolino della stanza grande e un po’ cupa affacciata sul giardino di Sant’Agata. Sensibile anche alle eco locali. Il remoto «Soccorri a noi pietosa», motivo liturgico delle sacerdotesse che segue l’apertura atto III con la figura onomatopeica dei violini, gli armonici dei celli e il morendo del flauto dicono ricordare la cantilena «boiènt i per cott» di un venditore di pere di Parma. Concepita per i grandi spazi e tuttavia mai tanto pregnante come quando il 27 gennaio 2001, giorno del centenario verdiano, venne allestita sulla scena minuscola che più minuscola non si può del teatrino di Busseto, l’opera è impostata sullo scenario dall’egittologo Auguste Mariette, bey di Ismail Pascià. Ma Verdi ne fa un titolo tanto «italiano» da trasformarla in sinonimo del Paese del melodramma. Come Garibaldi, o Vittorio Emanuele. Aida, che torna regolarmente all’Arena di Verona, è in realtà un azzardo per pochi audaci. Alla Scala (Muti mai) Claudio Abbado e De Lullo nel primo Settanta, Schippers e Zeffirelli subito dopo, Maazel e Ronconi nell’85, Chailly e Zeffirelli nel 2006. Regista e scenografo di questa Aida, sorella kolossal di quella miniaturizzata del 2001, è dunque Zeffirelli, mano inconfondibile e assolutamente tradizionale. Pregevole pur nella sovrabbondanza, fedele al materiale archeologico raccolto all’Egizio di Torino o del Cairo. Il suo allestimento accattivante e oleografico recupera il Dna teatrale degli italiani. I costumi firmati da Maurizio Millenotti sono oro, argento, verde pastello, bianco, cobalto. Non manca un tocco leopardato alla moda. Mentre il rosso e le sue sfumature cromatiche è riservato a Aida. Uno dopo l’altro sfilano geroglifici, pareti di sapore liberty, palmizi, arpe, imponenti divinità. Ricchissimo il cast (quattro Radames) che questa sera dovrebbe proporre Maria José Siri-Aida, Walter Fraccaro-Radames, Anna Smirnova-Amneris, Juan Pons-Amonasro. Più o meno gli stessi della Staatsoper di Berlino. Danzano alcuni scaligeri con Sabrina Brazzo e Flavia Vallone. Il Coro è diretto da Bruno Casoni, recente e meritatissimo Premio Abbiati.

It’s always time for Aida
Gold, frankincense and myrrh. Scent of Egyptology. Scale of inflamed passion. After many digressions seized international returns to the great Italian repertory with the title of the securities: Aida ( ‘first’ this evening, 20 hours).
The event is also the peak for the presence of Daniel Barenboim. A name, to tell the truth, the collective unconscious that binds mainly to Wagner, recognizing instead Riccardo Muti ‘the’ rod for Verdi. But it is precisely Barenboim Barenboim, who has a depth that he met on his path. Therefore unnecessary to ask him if he has already directed Aida. Of course. The last time two months ago all’Unter den Linden in Berlin and the first ever in Berlin, of course West nell’82 with Pavarotti. The content that has bewitched by the beauty of voice, hyphenation, rigor. The momentum Latin, which is “very different from the Anglo-Saxon.” The artist has made it as well as in Verdi libretto and sound of the word is crucial. While grateful all’intellettuale says Edward Said as Aida in the chapter on “Culture and fundamentalism” which recounts the meticulous preparations for this work of Verdi that should not be dismissed as an example of false exoticism but analyzed after the bar bar. Basically Radames and Tristan are psychologically related, and even the final Aida recalls Wagner Liebestod to that work. In short, important music, from cutting introspective chamber opera. Then the director stops: “I do not want to end by saying that for the head I just Wagner. At the end of performances Scala Aida Barenboim leads in some key cities in his life: “First of Tel Aviv, which makes one hundred years: it is the city where I studied and where in the fifties I saw Aida for the first time.” In a non-theater scene, with singers put together as we could, each engaged in their own language. In Italian Aida, Radames in Israel. The Aida going to Israel and ultra scaligere with the masses is not the same this evening, but that of the sixties, always Zeffirelli. Technical problems. With her the Verdi Requiem. For a matter of time, Barenboim on the podium will rise dell’Aida Israel only twice. And yet for lack of time (the teacher wanted a new Tosca), the Aida of this evening is a recovery from 2006. The one that did so much to talk of the spectacular Zeffirelli and the flight of Radames (Alagna) immediately after “Celeste Aida” for the second recitation. Barenboim, who does not like the layout, said to live as if he had rented a furnished apartment. It bears the furnishings and is limited to music. So Aida (Cairo, 1871). Snobbata and beautiful, popular and refined, intimate and monumental. Exotic although written between stacks of papers on the desk of the room and some great ‘gloomy faces the garden of Sant’Agata. Sensitive to local echo. The remote ‘care to us pitiful, why liturgico of priestesses that follows the opening act III onomatopoeic word with the figure of the violins, the harmonics of the celli and the dying of the flute Cantilena said the recall “for the boiènt Cott” of a vendor pears in Parma. Designed for large spaces, but never so much as when pregnant on 27 January 2001, the day of the centenary of Verdi, was set on the tiny stage that most can not lower the theater of Busseto, the work is set to dall’egittologo scenario Auguste Mariette , bey of Ismail Pasha. But the Greens so much a title ‘Italian’ by turning it into a synonym of the country of melodrama. As Garibaldi and Vittorio Emanuele. Aida, who regularly returns to the Arena of Verona, is actually a chance for a few bold. Scala (Muti never) and Claudio Abbado De Lullo in the first seventies, Schippers Zeffirelli and soon after, in 85 Ronconi and Maazel, Chailly and Zeffirelli in 2006. Director and set designer of this Aida, sister of the colossal miniature of 2001, is Zeffirelli, unmistakable hand and traditions. Valuable even in excess, faithful to the archaeological material collected all’Egizio of Turin or in Cairo. Its layout and eye-catching holographic recover the DNA of the Italian theater. The costumes designed by Maurice Millenotti are gold, silver, pastel green, white, cobalt. Do not miss a touch leopard fashion. While the red and its shades of colors is restricted to Aida. One after another parade hieroglyphics, pareti’s taste liberty, palm trees, harp, imposing deity. The rich cast (four Radames), which should propose this evening Maria Jose Siri-Aida, Walter Fraccaro-Radames, Amneris-Anna Smirnova, Juan Pons-Amonasro. More or less the same as the Staatsoper in Berlin. Scaliger some dancing with Sabrina Brazzo and Flavia Vallone. The choir is directed by Bruno Casoni, recent and deserved Abbiati Prize.

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STUFF TO…

Scala, per Barenboim un’Aida “last minute” Jun 19, 2009 / By La Stampa, ALBERTO MATTIOLI
NO NEED TO READ THIS GUY, and he knows why…
DELETED…
NO NEED TO READ THIS GUY, and he knows why…

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STUFF TO…

Aida ha trovato un altro Jun 16, 2009 / By Corriere della Sera, Daniela Zacconi
Walter Fraccaro è ora Radames a pieno titolo insieme a Salvatore Licitra
Il cambio al timone fa presumere orizzonti interpretativi diversi e segna il debutto milanese di Barenboim
Aida has found another
Walter Fraccaro is now fully Radames with Salvatore Licitra
The change at the helm suggests several interpretative horizon and marks the debut of Milan Barenboim

Fece parlare di sé, e molto, l’«Aida» di Verdi che inaugurò la stagione 2006/2007 del Teatro alla Scala e che ora viene ripresa (dal 20) in vista delle tournée internazionali che la porteranno prima in Israele (a luglio) quindi in Giappone (a settembre) sotto la guida di Daniel Barenboim che ha preso il posto di Riccardo Chailly, sul podio nel dicembre 2006. La prestazione (e il successivo abbandono per la «poco cordiale» accoglienza del pubblico) del protagonista Roberto Alagna scatenò accese polemiche. Fece scalpore l’intervento in estremis del tenore Antonello Palombi: un Radames «salvator della patria» di nome e di fatto, capace di rimediare con professionalità e senza preavviso alle bizze del collega scongiurando il rischio di fare saltare la recita.
He talked about, and much, the ‘Aida’ by Verdi, which opened the 2006/2007 season of the Teatro alla Scala and now is taken (from 20) in view of the international tour that will bring the first in Israel (in July) then in Japan (in September) under the leadership of Daniel Barenboim who took over from Riccardo Chailly on the podium in December 2006. The performance (and subsequent abandonment by the “little friendly” welcome to the public) of the protagonist Roberto Alagna unleashed heated controversy. He made a stir in the intervention estremis the tenor Antonello Palombi, a Radames’ salvator the homeland “in name and in fact, able to remedy with professionalism and without notice to the strangely colleague avoiding the risk of making the jump states.

Suscitò applausi e pettegolezzi la «magnetica» presenza di Roberto Bolle sulle coreografie piuttosto statiche di Vladimir Vassiliev. Fece discutere pubblico e critica l’allestimento firmato nella regia e nelle scene da Franco Zeffirelli (con costumi di Maurizio Millenotti), quanto mai ricco di cose e di persone. Ora il cambio al timone fa presumere orizzonti interpretativi diversi e segna il debutto milanese di Barenboim in una partitura verdiana fra le più celebri.
Applause and sparked rumors the “magnetic” presence of Roberto Bolle on fairly static choreography by Vladimir Vassiliev. Made public and critics discuss the setting up and signed in scenes directed by Franco Zeffirelli (with costumes by Maurizio Millenotti), very rich in things and people. Now the change at the helm suggests several interpretative horizon and marks the debut of Milan Barenboim in a score verdiana among the most famous.

I maggiori cambiamenti, ovviamente, si registrano a livello di cast. Walter Fraccaro, nel 2006 chiamato ad alternarsi a Palombi dopo il forfait di Alagna, è ora Radames a pieno titolo insieme a Salvatore Licitra che torna sul palcoscenico del Piermarini dopo una lunga assenza (e solo per le recite del 4 e 8 luglio). Il soprano Manon Feubel (già Lucrezia Contarini nei «Due Foscari» a marzo) vestirà i panni di Aida insieme alla lituana Violeta Urmana (che fu protagonista nel 2006 e che è prevista nelle recite del 4 e 8 luglio). Anna Smirnova e Luciana D’Intino si avvicendano nel ruolo dell’antagonista Amneris; mentre l’intramontabile Juan Pons è pronto a diventare il re etiope Amonasro. Completano il cast Giorgio Giuseppini e Giacomo Prestia (Ramfis), Carlo Cigni e Marco Spotti (il Re) e Chiara Martini e Sae Kyung Rim (la Sacerdotessa).
The biggest change, of course, there are wide cast. Walter Fraccaro in 2006 called for a Palombi after changing the flat-rate Alagna, Radames is now full with Salvatore Licitra returns to the stage of Piermarini after a long absence (and only for the performances of 4 and July 8). The soprano Manon Feubel (formerly Lucrezia Contarini in “Two Foscari ‘to March) will wear the shoes of Aida with Violeta Urmana Lithuanian (who was the protagonist in 2006 and is scheduled performances in the 4 and July 8). Anna Smirnova and Luciana D’Intino rotation is in the role dell’antagonista Amneris, while the timeless Juan Pons is ready to become the Ethiopian king Amonasro. Completing the cast Giuseppini George and James Prestia (Ramfis), Carlo and Marco Cigni Spotti (the King) and Chiara Martini and Sae Kyung Rim (the High Priestess).

«Aida» di Verdi. Dir. Daniel Barenboim. Teatro alla Scala. Sabato 20 giugno. Ore 20. Repliche fino all’8 luglio. P.zza Scala. Tel. 02.72.00.37.44. Euro 187/12.
Daniela Zacconi
15 giugno 2009(ultima modifica: 19 giugno 2009)

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